Che cos’è la Radiestesia
La Radiestesia: Sensibilità alle Radiazioni
La radiestesia è la capacità di percepire le radiazioni emesse da ogni oggetto, sostanza o essere vivente. Il radiestesista, o rabdomante, è una persona che possiede una sensibilità particolare, che può essere risvegliata e sviluppata attraverso l’allenamento, e che le consente di stabilire un contatto psichico con le fonti di queste radiazioni. Fenomeni simili erano già noti agli antichi cinesi, egiziani e romani, che utilizzavano pendoli per effettuare pronostici.
La Spiegazione del Fenomeno Rabdomantico
Prima di addentrarci negli aspetti pratici e sperimentali della radiestesia, vale la pena esaminare brevemente le controversie storiche che hanno coinvolto importanti figure dal 1500 fino all’età moderna riguardo alla spiegazione del fenomeno rabdomantico.
Uno dei pionieri in questo campo fu il medico tedesco Georg Agricola (1494–1555). Nel suo trattato De re metallica (1556), Agricola discute le vene sotterranee di minerali e le esalazioni calde e secche emanate dai metalli che, secondo lui, influenzavano la vegetazione soprastante, causando anomalie nei rami degli alberi e ostacolando la formazione della brina. Questa influenza spiegava, secondo Agricola, le proprietà peculiari della virgula furcata, una bacchetta di legno capace di localizzare miniere attraverso l’attrazione esercitata dalla “vis venarum” (forza delle vene).
Un anno dopo, Gerolamo Cardano (1501-1576) scrisse nel De rerum varietate (1557) che il segreto per scoprire miniere d’argento risiedeva nella “tenuis virgola” dello stesso metallo, senza fornire ulteriori spiegazioni. Cardano avallava così l’opinione di Paracelso (1493-1541), secondo cui il nocciolo che cresce sulle vene d’argento si dirige naturalmente verso di esse.
Il dibattito riguardante la realtà e la natura della bacchetta, ritenuta capace di individuare vene metallifere e miniere sotterranee, continuò fino alla metà del Settecento.
Nel Seicento, il padre Atanasius Kircher, nel suo Magnes sive de arte magnetica (1641), riprese le opinioni di Agricola e Paracelso, sostenendo che esiste un’emissione continua di “aliti” da parte delle miniere e una similitudine tra piante e metalli. Kircher propose anche che i movimenti della bacchetta potessero derivare da contrazioni muscolari involontarie.
Nel 1854, l’Accademia delle Scienze di Parigi costituì una commissione per esaminare il fenomeno, che portò alla pubblicazione di un rapporto fondamentale da parte di Chevreul. Questo documento costituì la base per molti studi successivi.
Alla fine del Seicento, Pierre Le Lorraine, abate di Vallemont (1649-1721), dedicò un intero trattato alla rabdomanzia, studiando il comportamento di Jacques Aymar, un famoso rabdomante. Vallemont giunse alla conclusione che il movimento della bacchetta fosse causato dall’emanazione di corpuscoli dalle falde acquifere, dalle miniere e dai tesori sotterranei, che si elevano verticalmente in aria, influenzando la bacchetta.
Il Panpsichismo e l’Unità Panpsichica del Cosmo
Un principio fondamentale della radiestesia è il panpsichismo, sostenuto da pensatori come Pitagora, Tommaso Campanella, Gerolamo Cardano e Goethe. Secondo questa visione, tutto l’universo è composto dalla stessa sostanza, e ogni parte influisce sull’altra in virtù di una connessione intrinseca. In questa interdipendenza, le realtà della stessa natura vibrano in risonanza quando vengono eccitate, trasmettendo il loro stato di eccitazione.
“L’uomo è immerso in un infinito oceano di materia elettronica e psiconica, in perenne vibrazione, subendo naturalmente l’influenza del mezzo in cui vive. Ogni interazione è una manifestazione di risonanza simpatica tra le entità”.
Questo concetto di risonanza spiega come realtà distanti possano influenzarsi reciprocamente e consente a un esperimentatore di indagare oggetti anche al di fuori del proprio campo sensoriale.
In questa unità panpsichica, l’essere umano ha la capacità di stabilire contatti psichici con realtà lontane, avvalendosi di un’indagine interiore piuttosto che di un movimento fisico nel mondo esterno. Tuttavia, le informazioni ottenute rimangono generalmente inconsce, a meno che non vengano utilizzate tecniche specifiche per stabilire una comunicazione con il subconscio e recuperare tali dati.
Utilizzando strumenti nel metodo sperimentale radiestesico, l’obiettivo è rendere visibili e coscienti, tramite il movimento del pendolo, i messaggi provenienti dal subconscio. Questo processo implica una connessione diretta tra il conscio e l’inconscio, rendendo superflui gli strumenti, che servono solo come supporto temporaneo.
In sintesi, la radiestesia non è solo una questione di strumenti, ma anche di sensibilità individuale. Il soggetto che dirige l’indagine è sempre l’Io, e il subconscio risponde alle domande poste dalla volontà dell’esperto. Senza una volontà chiara, non ha senso parlare di indagine radiestesica.