Gli Esperimenti di Leningrado
Nel 1933 sotto la cupola dell’edificio dell’Istituto del Cervello di Leningrado[1] fu staccato un locale isolato nel quale fu allestito un laboratorio speciale attrezzato con apparecchiature fisiche e fisiologiche necessarie agli esperimenti per i quali partecipava regolarmente un collettivo di collaboratori scientifici formato da fisiologi, medici ipnologi, ingegneri fisici, radiotecnici, fisiologi, ambivalentemente favorevoli e scettici nei confronti dei fenomeni telepatici.
Il gruppo, dopo aver trovato due soggetti particolarmente facilitati al cadere in stati ipnotici[2], si concentrò su tre tipologie di esperimenti di suggestione mentale che doveva avvenire durante il sonno ipnotico del soggetto:
- suggestione di atti motori: in cui l’induttore doveva indurre mentalmente un movimento suggerito da un terzo sperimentatore.
- suggestione di immagini visive: in cui l’induttore doveva proiettare mentalmente uno più simboli
- suggestione di sonno ipnotico a distanza: in cui l’induttore, sul modello dei primi esperimenti di Janet, doveva indurre un sonno ipnotico a distanza.
In tutti questi esperimenti il gruppo ebbe dei buoni risultati, ma sicuramente quelli migliori e più facilmente ripetibili furono quelli relativi al sonno ipnotico a distanza e al relativo risveglio secondo il protocollo steso da Pierre Janet con il dottor Gibert.
Il protocollo in questione consisteva nel far sdraiare il soggetto da ipnotizzare ponendo in un’altra stanza l’ipnotizzatore.

Figura 1 Pianta del laboratorio presso l’Istituto di Leningrado
Dopo un intervallo variabile da pochi minuti ad più di un’ora, ipnotizzatore cominciava la suggestione mentale nei confronti del soggetto per indurre il sonno ipnotico il quale, generalmente, avveniva nell’arco di due minuti dall’inizio della suggestione.
Successivamente, sempre a discrezione dell’ipnotizzatore, veniva operata una suggestione di risveglio, la quale generalmente portava ad ottenere risposte più rapide da parte del soggetto ipnotizzato il quale si risvegliava abbastanza prontamente.
Onde evitare fenomeni di autosuggestione dei soggetti, il gruppo passò ad operare su soggetti sempre nuovi e che non erano a conoscenza del tipo di esperimento ai quali erano sottoposti. Successivamente il gruppo passò ad operazioni metodologiche
sempre più complicate, scegliendo i tempi di suggestione e le metodologie tramite una specie di roulette in loco mantenendo però risultati sempre simili.
A partire da questi risultati, il gruppo passò alla seconda fase del programma, il cui scopo era di dimostrare il ruolo delle onde elettromagnetiche nel fenomeno telepatico. Il gruppo procedette così facendo una serie di esperimenti in cui veniva scelto in modo casuale se operare la suggestione, non operare la suggestione o operare la suggestione all’interno
di una stanza costruita in piombo e con una porta sigillata con del mercurio liquido. I risultati evidenziarono solo una distinzione fra suggestione ed assenza di suggestione non rilevando alcuna differenza significativa fra la schermatura in piombo o la sua assenza.
Infine il gruppo decise di aumentare indiscriminatamente la distanza fra induttore e percipiente mandando il medico ipnologo Tomashevskij a fino a Sebastopoli, cioè a 1700 km da Leningrado.
Il percipiente tuttavia non sentì alcuna differenza addormentandosi sempre in meno di un minuto dall’inizio della suggestione di addormentamento e risvegliandosi meno di un minuto dopo l’inizio della suggestione di risveglio. L’inutilità della schermatura in piombo, la non dipendenza sensibile del fenomeno dalla distanza fra induttore e percipiente fecero desistere il gruppo dal ricercare un’origine elettromagnetica nel fenomeno telepatico esaminato e costrinse il gruppo ad ipotizzare un’energia psichica che fosse coinvolta nel fenomeno:
“Contrariamente alla teoria elettromagnetica, la più minuziosa schermatura metallica dell’induttore della suggestione mentale o del percipiente non peggiorava in nessuna misurala trasmissione della suggestione mentale rispetto a tutti i casi in cui si realizzava senza schermatura. Questo risultato imprevisto e per noi sconcertante, metteva in dubbio la validità della teoria elettromagnetica dei fenomeni telepatici.”[3]
Hans Berger e gli esperimenti sulla telepatia: nascita dell’elettroencefalografo
Nei primi anni ’20 il neurologo Hans Berger, nel tentativo di scoprire la natura dei fenomeni telepatici, registrò per primo l’attività elettrica del cervello tramite uno strumento a cui diede il nome di elettroencefalografo. Questo strumento era capace, grazie all’analisi di onde aperiodiche di diversa frequenza, di discriminare fra attività psichiche relative a stati di coscienza di veglia (ritmo alfa) e attività psichiche relative a stati di incoscienza dovuti a narcosi (ritmo delta).
Alla base degli esperimenti di Berger c’era una forte esperienza personale. Nel 1890, infatti, Hans aveva avuto un serio incidente che fu avvertito dalla sorella a miglia di distanza. Questa costrinse il padre a spedire un telegramma ad Hans per accertarsi
delle sue condizioni. L’episodio colpì Berger a tal punto da spingerlo ad abbandonare la sua predilezione per l’astronomia e a studiare psicologia intraprendendo la carriera di neurofisiologo.
A coronamento di venti anni di studi continui sul soggetto, prima che la persecuzione nazista lo spingesse a togliersi la vita, Hans Berger sintetizzò in uno scritto19 la summa delle sue indagini sviluppando l’ipotesi di una conversione elettro-psichica capace di trasmettere l’informazione telepatica. Per Hans Berger sebbene l’informazione telepatica dovesse propagarsi secondo leggi ondulatorie simili alle onde radio, tuttavia doveva essere distinta da queste. Il processo di trasmissione telepatica si suddivideva, infatti, in tre fondamentali tappe:
- i processi elettrici cerebrali venivano trasformati in energia psichica
- l’energia si diffondeva nello spazio passando dall’induttore al percipiente
- quando essa raggiungeva il cervello del percipiente si ritrasformava in energia elettrica che provocava i processi fisiologici ed i contenuti psichici ad essi connessi.
Questa impostazione di Berger coincide con quella adottata da gran parte della Society for Psychical Research negli anni ’40, la quale diede il nome di psychon a questa energia psichica. A questa ipotesi di una nuova forma di energia psichica, simile sotto molti aspetti ad una radiazione elettromagnetica ma che doveva distinguersi da essa, si ricondusse
infine il gruppo russo guidato da Vasiljev22 quando cominciò l’opera divulgativa degli anni ’60.
Il direttore del Laboratorio di Fisiologia Cibernetica dell’Università di Leningrado, Pavel Guljaev, sotto la cui direzione si svolsero i nuovi esperimenti dopo gli anni ’60, ebbe a precisare lo psychon come uno stato particolare della materia diverso da quello di sostanza e di energia.
Gli esperimenti del Prof. Cazzamalli alla base della ricerca russa e americana
In ambito della disciplina Cosmoionica, gli esperimenti russi, ricoprono una loro vitale importanza per vari motivi perché dimostrarono l’analogia e l’inerenza fra elettrone e psicone pur tuttavia distinguendo nettamente questi due diversi stati della materia. Questi risultati furono colti da Tommaso Palamidessi, per utilizzare l’analogia radiotecnica, senza tuttavia cadere mai nell’errore di identificare unilateralmente l’aspetto psichico con l’aspetto elettrico.
“Quel che a noi interessa di mettere in luce è che gli scienziati specializzati nello studio metodico della telepatia e della parapsicologia sostengono, che le onde telepatiche non sono trasmissioni di onde elettromagnetiche. Secondo i materialisti, la telepatia poteva essere un fenomeno elettromagnetico, ma le esperienze del Prof. L. L. Vasiliev, hanno smentito questa ipotesi. Lo scienziato russo, malgrado le sue potenti schermature consistenti in cabine dalle pareti di piombo immerse nel mercurio, ha dovuto constatare che gli esperimenti di telepatia avvenivano lo stesso. […]
Secondo il prof. Guljaev, la materia potrebbe presentarsi non solo come sostanza e come energia, ma anche come uno stato particolare da chiamarsi psychon. I dispositivi fisici non registrano lo stato telepatico, ma soltanto il cervello. L’ipotesi dello psychon si è fatta necessaria per spiegare il passaggio del tele patema da un cervello ad un altro. Per i sovietici la psiche umana poggia su una nuova entità che non è nè sostanza, né energia, nè informazione. Sì, è vero che dal cervello si sprigionano delle onde elettromagnetiche, ma la telepatia non è elettricità, ma ben altro. Tutto ciò è un grande passo per la scienza positiva e ci aiuta a dimostrare, prima o poi, l’immortalità e la spiritualità dell’anima.”[4]
Tuttavia gli esperimenti che più di tutti furono influenti sulla strutturazione del gruppo di ricerca russo furono quelli del prof. Ferdinando Cazzamalli. Nei primi anni venti, lo psichiatra aveva ideato un esperimento estremamente semplice[5] quanto significativo per studiare le relazioni fra coscienza, stati psichici e radiazioni elettromagnetiche.
All’interno di una gabbia di Faraday e dunque isolati da campi elettromagnetici disturbanti, Cazzamalli aveva posto un soggetto capace di cadere, sotto l’influenza di una suggestione verbale, sotto un profondo sonno ipnotico. A circa mezzo metro dalla testa dello sperimentatore, aveva poi posto, un radioricevitore[6] che era collegato ad una cuffia che l’osservatore teneva all’esterno della gabbia.

Il ricevitore, fintanto che il soggetto rimaneva sveglio, non sembrava ricevere alcun segnale, pertanto la cuffia non emetteva che deboli fruscii di rumori di fondo, quando invece il soggetto entrava in uno stato di sonno ipnotico e, sotto l’azione della suggestione cominciava ad avere allucinazioni, nella cuffia si sentivano rumori di vario genere come fischi discontinui, forti scricchioli, segni indubitabili della formazione di radioonde all’interno della gabbia. Questi esperimenti, eseguiti con Eugenio Gnesutta, esperto radiotecnico, su una serie di soggetti gli fecero arrivare alla conclusione che durante processi a forte tonalità emotiva come nel caso delle allucinazioni ipnotiche, il cervello dell’uomo irradia nello spazio circostante dell’energia elettromagnetica sottoforma di radionde aperiodiche di lunghezza dagli 0,7 ai 100 m.
Questo esperimento, che fu poi perfezionato negli anni successivi, con apparecchiatura migliore e più sofisticata portò alla formulazione di quello che Cazzamalli indicò come riflesso psicoradiante, ovvero un’accesa radiazione elettromagnetica del cervello attivata in modo del tutto involontario in stati di forte emotività[7] oppure di sonno ipnotico.
La componente all’epoca originale, della fenomenologia esaminata dal Cazzamalli, riguarda due elementi fondamentali: il primo era relativo all’emissione di onde elettromagnetiche da parte del cervello, il secondo, ancora più inspiegabile era il range di frequenze alle quali avveniva questa emissione che doveva situarsi fra 1 e 200 MHz. E’ infatti noto che tutte le attività cerebrali raggiungono un frequenza massima poco superiore a 25 Hz, ovvero sei ordini di grandezza inferiori.
Sugli esperimenti di Cazzamalli rimaneva dunque un fitto mistero, sia per la natura delle comunicazioni telepatiche, che apparivano di natura elettromagnetica, sia per la frequenza che appariva impossibile da produrre da sistemi nuerologici noti all’epoca. Questi esperimenti, sebbene non trovarono alcuna successiva conferma, costituirono la base di partenza del gruppo di ricerca russo guidato da Vasiljev. Nel 1926, infatti, Vasiljev durante la seduta plenaria che sancì, in un certo qual modo, la nascita del gruppo di ricerca, espose le sue ipotesi di lavoro preliminari. Queste, basandosi su questi incoraggianti risultati di Cazzamalli, presupponevano di poter dimostrare una teoria elettromagnetica della telepatia[8].
Alla fine delle sperimentazioni, il gruppo di ricerca diretto da Vasiljev non arrivò mai a confermare gli esperimenti di Cazzamalli anzi, da un certo punto di vista finì per ribaltarne l’approccio, evidenziando una componente non elettromagnetica nella trasmissione telepatica.
[1] VASILJEV L. Leonid, Le Basi biofisiche della trasmissione diretta del pensiero, Vestnik Znanija n°7, 1926
[2] Erano due isteriche di circa 35 anni note dai nomi di Ivanova e Fjodorova, gli induttori di sonno ipnotico erano invece il dr. Dubrovskij e Tomashevskij
[3] VASILJEV L. Leonid, Le Basi biofisiche della trasmissione diretta del pensiero, Vestnik Znanija n°7, 1926
[4] PALAMIDESSI Tommaso, Le Leggi Telepatiche e la Cibernetica, in La Tribuna Illustrata, 1961
[5] CAZZAMALLI Ferdinando, Il cervello radiante : fenomeni elettromagnetici radianti dal cervello umano durante l’intensa attività psicosensoriale degli stati onirici, allucinatori e telepsichici, Casa editrice Ceschina, Milano, 1960.
[6] In alcuni esperimenti il radioricevitore è tarato per una lunghezza d’onda variabile da 10 a 100m, in altri da 0.7 a 10m
[7] Questi pazienti, è bene specificare, erano affetti da numerose nevrosi essendo reperiti dal proprio ospedale psichiatrico. Questo può spiegare l’intensità delle reazioni emotive di cui parla Cazzamalli che non richiedevano neanche l’uso del sonno ipnotico per essere scatenate.
[8] VASILJEV L. Leonid, Le Basi biofisiche della trasmissione diretta del pensiero, Vestnik Znanija n°7, 1926